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PFM - Traveler

Album: Jet Lag
Anno: 1977

Prendiamo una porzione di mondo molto vasta: i paesi dove non si parla inglese. In questi paesi c'è molta musica.
Pochi artisti privilegiati, in questi paesi, hanno avuto seguito nel mercato anglosassone. Un numero ancora minore di artisti è riuscito ad avere successo nel diffidente mercato anglosassone mantenendo caratteristiche, sonorità, connotati tipici del proprio paese, senza strizzare l'occhio al sound inglese o americano. E infine c'è un'elite formata da pochissimi artisti non anglosassoni che sono riusciti in un'impresa titanica: proporre un genere di origine anglosassone ma mischiato e contaminato con elementi musicali del paese d'origine, e funzionare laggiù.

E tra questi la Premiata Forneria Marconi vi rientra senza dubbio. Il loro talento, con nulla da invidiare a band d'oltremanica come i Genesis o i King Crimson, unito a sonorità spesso allegre e solari, tipiche dei paesi mediterranei, ha permesso la nascita di un Progressive Rock tutto tricolore, chiamato negli Stati Uniti "spaghetti progressive" con fare un tantino dispregiativo (e secondo me anche di invidia, per chi riesce ad imporsi a livello internazionale con lingua e cultura sfavorevoli).
Certo, il successo della PFM all'estero non è paragonabile come travolgenza a quello degli ABBA o anche solo degli Scorpions. Le band progressive difficilmente si prestavano a successi megagalattici o risonanze mediatiche enormi. In compenso, sono stati degli eccellenti "long-time sellers", ovvero album capaci di raggiungere prestigio e buone vendite a lungo termine, potendo contare su numerose ristampe e venerazione negli ambienti di appassionati e collezionisti.

L'album Jet Lag si colloca alla fine del massimo periodo internazionale della PFM, durato dal 1972 al 1977, in cui la band girò ininterrottamente il mondo in tournée. Mauro Pagani aveva appena abbandonato la ghenga per iniziare una sfavillante carriera solistica, e il progressive rock non stava passando un buon periodo.
I membri decisero perciò di fare un album ispirato al tema del viaggio, e più virato sul jazz rock, genere che conobbero ed esplorarono in America. L'album vanta infatti uno special guest: il violinista statunitense Greg Bloch.

Traveler è la traccia finale dell'album. Bella, stupenda, magnifica. E jazzeggiante. Diverrà senza troppi problemi la colonna sonora di un viaggio, o di un tramonto.






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